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Mondi POPAnimazioneLa serie animata degli X-Men che cambiò tutto

La serie animata degli X-Men che cambiò tutto

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«Guarda, guarda là, c’è un gruppetto di mutanti. Li ho visti però sono ancora assai distanti, van per la città difendendo gli abitanti. Mutanti, mutanti, insuperabili X-Men!» Chi a metà anni Novanta era bambino – o magari un appassionato di fumetti – di sicuro avrà ancora ben impressi nella propria mente questi versi, che introducevano gli spettatori italiani a una serie animata basata su un fumetto di Marvel Comics all’epoca non tanto popolare al di fuori di alcune cerchie ristrette: X-Men: The Animated Series.

Da noi nota come Insuperabili X-Men (o semplicemente X-Men), andò in onda negli Stati Uniti fra il 1992 e il 1997 su Fox Kids, nello slot per bambini del sabato mattina (in Italia invece fu trasmessa inizialmente su Canale 5, all’interno dei classici contenitori dell’epoca per i più piccoli e poi proseguita in modo discontinuo sui vari canali Mediaset).

Come nei fumetti da cui era tratta, i protagonisti erano un gruppo di individui nati con super poteri e per questo temuti dalle persone normali. Una parte di loro ha scelto di usare le proprie capacità per cercare di dominare la Terra – o, più prosaicamente, a scopo criminale; un’altra ha invece deciso di proteggere il pianeta, trovandosi però spesso costretta a difendersi dagli umani malvagi. Tra questi ultimi c’erano proprio gli X-Men, gruppo radunato dal professor Charles Xavier, mutante dotato di poteri telepatici, spinto dal sogno di una convivenza pacifica fra i suoi simili e l’umanità.

La serie animata degli X-Men diventò in poco tempo un piccolo cult, lasciandosi dietro negli anni una profonda scia nostalgica, soprattutto negli Stati Uniti. Questo anche grazie alla buona fattura delle storie e al character design accattivante. Insieme alla serie di Batman, che aveva esordito un anno prima sempre sullo stesso Fox Kids, X-Men contribuì a cambiare l’immagine dei supereroi, preparandoli per il successo planetario che avrebbero avuto con i “cinecomics” a partire dal decennio successivo.

Le origini segrete

A ideare la serie fu Margaret Loesch, all’epoca dirigente di Fox Kids ma che aveva già una notevole esperienza nel settore dell’intrattenimento per bambini e ragazzi, avendo lavorando in passato per ABC, NBC, Hanna-Barbera Productions e Marvel Productions. In quegli stessi anni, Loesch fu fondamentale per il lancio negli Stati Uniti del franchise dei Powers Rangers (che avrebbe esordito su Fox Kids nel 1993, un anno dopo gli X-Men).

Loesch era fan degli X-Men fin da ragazzina, quando ne aveva scoperto i fumetti sceneggiati da Stan Lee, co-creatore del super gruppo insieme al disegnatore Jack Kirby: «Mi incuriosivano perché erano davvero diversi da tutto quello che avevo visto in precedenza. Erano gli anni Settanta, e gli X-Men a cui mi avvicinai per la prima volta erano adolescenti. Ero affascinato dall’idea di questi giovani emarginati che affrontavano tutti i problemi che oggi vediamo nelle persone che non vengono accettate per le loro differenze».

Eppure, proprio quest’ultimo elemento rese difficoltosa in quegli anni l’ideazione di una serie animata ispirata agli X-Men. Nonostante si trattasse del fumetto di maggiore successo di quegli anni, in grado persino di vendere milioni di copie, l’idea di un gruppo di emarginati non era infatti considerata “spendibile” dalle case di produzione hollywoodiane.

Oltretutto, i fumetti non avevano una grande considerazione presso i vertici di Fox, da cui erano ritenuti roba per ragazzini nerd. I dirigenti dell’azienda avevano avvertito Loesch di stare rischiando il suo posto di lavoro, procedendo con la produzione di una serie tv basata sui personaggi. La Storia, invece, avrebbe presto dato ragione alla produttrice.

Il grande successo

Fin dai primissimi episodi, la serie ottenne ottimi ascolti (di solito dai sei agli otto milioni di televisori sintonizzati a puntata, con picchi anche superiori) e fu recensita in modo positivo da testate prestigiose come TV Guide e Variety. Nonostante fosse ancora un piccolo network, nella fascia del sabato mattina Fox Kids superò con regolarità gli ascolti dei tre canali televisivi americani più importanti (ABC, NBC e CBS), a volte persino messi assieme. X-Men inoltre contribuì a migliorare i risultati delle serie trasmesse subito prima o subito dopo dalla stessa emittente.

L’importanza di X-Men fu inoltre tale che – come sottolineato per esempio da Inverse o CBR – grazie a essa si concretizzò l’idea di mettere in cantiere i successivi film live-action dedicati ai personaggi e diretti da Bryan Singer, che a loro volta avrebbero portato al successo il genere supereroistico al cinema, insieme alla coeva trilogia di Spider-Man del regista Sam Raimi, aprendo la strada alle produzioni dei Marvel Studios. Nel 2014, Vulture addirittura scrisse che la serie aveva contribuito a creare il modello per i film tratti dai fumetti di quegli anni, meno kitsch e più seriosi che in passato.

Pensata fondamentalmente come una serie per bambini, X-Men riuscì infatti a conquistare soprattutto i teenager, trattando importanti temi sociali, importati dai fumetti su cui era basata, come razzismo, discriminazione, bigottismo e religione. Nel corso delle sue 5 stagioni si occupò anche dell’Olocausto e dell’AIDS, raccontandoli in modo diretto o metaforico. «La serie animata poté raccontare queste storie perché facevano parte del mondo degli X-Men. Non so se sarebbe stato possibile creare una nuova property che raccontasse queste storie nel modo in cui gli X-Men erano in grado di farlo» ha commentato in seguito Julia Lewald, membro del cast di sceneggiatori di X-Men. Queste tematiche così profonde erano equilibrate dai colori piuttosto vivaci e accesi delle animazioni, in grado di attirare un pubblico più giovane.

Non fu in ogni caso facile realizzare una serie che potesse essere vista dai bambini partendo dai fumetti degli X-Men dell’epoca. «I programmi per bambini erano tradizionalmente molto restrittivi: non ci si picchiava, non c’era sangue, non c’erano armi realistiche, non c’era nulla di lontanamente legato alla sfera sessuale, non c’era nemmeno la morte» ha raccontato Eric Lewald, uno degli autori della serie. Fummo fortunati perché Fox Kids TV aveva l’ultima parola e i suoi tre dirigenti non solo conoscevano e amavano i fumetti, ma amavano anche le storie più intense dei personaggi.»

«Margaret ci ha permesso di uccidere Morph. Ci ha permesso di far diventare Wolverine protagonista di un episodio in cui ha un rapporto conflittuale con Dio» ha poi continuato Lewald. «Abbiamo lavorato per essere fedeli allo spirito del materiale di partenza. Abbiamo cercato di mantenere il dramma originario, con identica intensità emotiva. Le persone urlano spesso i nomi degli altri. Ma, alla fine, le storie migliori riguardano i personaggi, non la violenza.»

Un cast multietnico

Il cast di personaggi principali della serie animata era composto dal Professor Charles Xavier, Wolverine, Ciclope, Tempesta, Jean Grey, Bestia, Rogue, Gambit e Jubilee. Intorno a loro ruotarono però anche altri classici membri degli X-Men, come Cable, Alfiere, Colosso, Nightcrawler, Psylocke, Arcangelo, Uomo Ghiaccio, Longshot, Havok, Polaris e Banshee. Tra gli avversari del gruppo, si videro invece Magneto, Apocalisse, Sinistro, Omega Red, Emma Frost, il Fenomeno, Black Tom Cassidy, Lady Deathstrike, Proteus, Mojo, le Sentinelli e tanti altri.

I protagonisti furono scelti in modo da avere caratteri tutti differenti tra di loro, con poteri facilmente distinguibili. Xavier era una figura paterna, Ciclope ricopriva il ruolo di leader sul campo, Wolverine sprizzava grande carisma, Gambit era il bel tenebroso della situazione e così via. L’obiettivo fu anche quello di avere un cast multietnico, come nella tradizione degli X-Men da metà anni Settanta in poi, quando il gruppo era stato rilanciato con una nuova formazione. «Dovevamo anche considerare chi voleva la Marvel» ha affermato inoltre Lewald. «Gambit, per esempio, era un personaggio nuovo, e loro lo volevano».

La scelta più originale, secondo Mark Edens, capo sceneggiatore di X-Men, fu invece quella relativa a Jubilee, pensata come personaggio in cui poter fare identificare gli spettatori: «Fu scelta in qualità di controparte del pubblico. La maggior parte delle persone non aveva mai sentito parlare degli X-Men, quindi avevamo bisogno di qualcuno che, come il pubblico, non sapesse chi essi fossero».

Lewald, inoltre, è sempre stato orgoglioso delle figure femminili di X-Men, da lui definite “ass-kicking”, traducibile come “spaccaculi” o “cazzute” (o, più educatamente, “una forza della natura”): «Quando facciamo una serie, ci dicono sempre: “È per ragazzi. Non devono esserci personaggi femminili”. Margaret fu probabilmente la ragione principale. Era il suo show.»

X-Men era d’altra parte molto fedele ai fumetti: oltre a riprendere i costumi ideati a inizio anni Novanta da Jim Lee – uno dei più importanti disegnatori di sempre dei personaggi – adattò anche molte storie apparse nei comic book, tra le quali La saga di Fenice Nera e Giorni di un futuro passato, entrambe scritte da Chris Claremont e John Byrne e considerate tra le migliori avventure in assoluto del gruppo. Le citazioni dei fumetti erano in realtà continue, anche all’interno delle singole scene, ma l’obiettivo era quello di rivolgersi a spettatori che non conoscevano i personaggi.

Attualmente, tutti i 76 episodi di X-Men sono disponibili su Disney+, sia nella versione originale in inglese che doppiata in italiano. Sulla stessa piattaforma, il 20 marzo esordirà X-Men ’97, serie prodotta da Marvel Animation, una divisione di Marvel Studios, parte di Walt Disney Studios, a sua volta sussidiaria di The Walt Disney Company. La serie ha la particolarità di fare da sequel alla serie animata degli anni Novanta riprendendone trame e stile. Nostalgia canaglia, davvero.

Leggi anche: Come finiva la serie animata degli X-Men degli anni Novanta

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